Carnevale


Da POLITTICO CASTELBUONESE

di Alfredo Mario La Grua (1983)

 

Il carnevale castelbuonese ha una storia forse secolare. Manifestazione corale per eccellenza, era una volta,quando il costume era più castigato, quando le occasioni di divertimento erano limitatissime, quando mancavano altre forme di svago e di spasso, una parentesi giocosa nell’austerità dell’anno solare.Si apriva, questa parentesi, dopo le feste natalizie, all’indomani dell’Epifania. Si chiudeva con l’inizio della quaresima, all’alba delle Ceneri. Il carnevale aveva due volti: uno privato, domestico, l’altro pubblico rappresentato dal Veglione nel teatro Comunale, con l’esibizione sul palcoscenico di gruppi mascherati. Con una frequenza, con una intensità sempre crescente, nelle case che avessero una sala abbastanza ampia e che fosse immediatamente accessibile attraverso la scala, si “teneva u suono”.

Cosa significava “tenere suono”? Significava mettere in un angolo, su un tavolo, un grammofono (…); convocare parenti e vicini di casa; allineare lungo le pareti; dare inizio al ballo in famiglia e attendere, a portone aperto i “mascarati”. Erano i “mascarati” uomini e donne goffamente travestiti da donne e da uomini, con la maschera di cartapesta che li rendeva irriconoscibili, con seni e culi sproporzionati, parrucche e scarpe a barca; armati di bastone per non essere molestati, giravano a coppie, a gruppi, a bande, per le strade, schiamazzando e orecchiando davanti ai portoni aperti; se in casa si ballava, si fermavano e, con voce in falsetto, acuta, stridula, chiedevano: ”ci nn’e’ suonu?” La risposta era scontata (…), e allora si chiedeva “permesso” , si rispondeva “avanti”, il padrone di casa, in cima alle scale, chiedeva ad uno della banda di farsi riconoscere alzando la maschera, e quello, se non voleva che gli altri lo identificassero, glielo diceva all’orecchio. Un giro di ballo, un altro giro se altri “mascarati” non sopravvenivano, e poi via. (…)

 “mascarati” in giro erano centinaia e in una serata percorrevano le strade per chilometri, fino alle ore piccole.

(…)

La cosiddetta alta borghesia non teneva suono per i “mascarati” ma organizzava feste da ballo in grandi saloni esigendo che tutti gli invitati, i quali spesso venivano da altri paesi,si presentassero ben vestiti per dare tono e decoro alla serata. E cosi’, al suono di chitarre e mandolini (i suonatori venivano ingaggiati e pagati) le coppie danzavano ostentando costumi antichi, abiti di settecentesca memoria, collane e pettinesse preziose.

(...)
                                                                 Alfredo Mario La Grua

 

dal sito www.castelbuono.com

l Carnevale Castelbuonese ha una storia forse secolare; infatti, era considerato una forma di divertimento popolare per eccellenza. Puntuale ogni anno nel suo duplice aspetto di privato e pubblico, il carnevale trascorre tra sfilate di carri, balli nei locali adatti o adattati, satira, nella forma del cabaret, dei personaggi, politici e non, di Castelbuono, sempre nei limiti del decoro e della decenza. Oggi il carnevale castelbuonese va sempre più perdendo l caratteri originali per conformarsi, agli standard isolani e nazionali che, trova la sua espressione più fastosa nella sfilata dei carri allegorici, che riproducono fatti e personaggi locali. Una volta il carnevale castelbuonese si identificava con il Veglione al Teatro Comunale, dove tra balli sfilavano, sul palcoscenico, i gruppi che recitavano in prosa ed in versi, alternando parti cantate, la loro satira ai personaggi locali disposti a subire e a riderci sopra.Tra i Gruppi che hanno fatto la storia del Veglione castelbuonese vi sono: Gruppo Associato - Rififì - Scarpone - Poeta - Figli di nessuno - 2001 - Niputi da zà Cicca - Scarafuna etc. Il merito di questi gruppi è anche quello di aver salvato una tradizione che a Castelbuono ha radici antiche, infatti si può riallacciare ai Giullari della Corte dei Ventimiglia.